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Il Terrorismo 2.0 a caccia di follower nella rete

Cari Amici buongiorno,

desideravo riprendere la calda questione del terrorismo mediatico in cerca di follower, prendendo spunto dalla stampa  nazionale.

Ebbene, anche per la più insopportabile e vigliacca manifestazione di violenza si cercano i consensi nella rete.

Dietro la diffusione del terrore si cela un bisogno di consenso che va oltre ogni  logica umana, un bisogno di protagonismo violento con tanto di regia, personaggi principali, comparse, scenografie e naturalmente il pubblico.

Un pubblico non pagante, ma che si indigna per la diffusione di scene di sofferenza umana ma ancor più per l’ineguatezza degli enti internazionali di fermare la viralità delle immagini stesse.

Cosa accadrebbe se questi video venissero per un motivo o per un altro espulsi dalla rete?

Avrebbero ancora un motivo queste parate della morte?

La natura protagonista di uomini soldato avrebbe ancora un senso?

Lo Stato Islamico cerca nella rete anche studenti universitari, ingegneri e medici con tendenze estremiste, cominciando a dialogare con loro.

Il pericolo è concreto: sono centinaia gli utenti che dall’Italia accedono ai forum Shumukh, Ansar al-Mujahideen, al-Qimmah e Ansaral-Mujahideen.

La conferma avviene attraverso le ultime informazioni dei servizi, i quali hanno identificato un centinaio di jihadisti che vivono regolarmente in Italia e puntano ad accreditarsi di fronte ad Al Qaeda e Isis aprendo blog e gruppi social.

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L’intelligence è focalizzata su una lista di cento nomi, in maggioranza magrebini di seconda generazione già inseriti nel contesto italiano, residenti soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna, Liguria, Veneto e Lazio. Di questi, una decina sono donne.

Da approfondimenti investigativi di alto profilo  individuano questi individui come utilizzatori abituali della rete, hanno aperto blog personali e stabilito contatti con altri utenti europei di spicco dell’estremismo islamico, come i curatori di ‘4Sharia’ in varie nazioni o i frequentatori di ‘Ansar al-Mujahideen English’.

Simpatizzanti per la jihad – che invece vivono il web intrappolati negli ossimori, tra un ‘Mi piace’ ai video delle star nostrane della tv e i post che inneggiano alla guerra santa contro la decadenza dell’occidentalismo. Nel tempo il rischio è che qualcuno varchi il confine virtuale. È allora che i cyber-guerrieri trasformano il loro credo, fino a sistemarlo nella canna di un kalashnikov.

Guglielmo Saturnino

Security Management

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